Redattori sociali a Palermo

Notizie fai da te dal mondo del sociale

Redattori sociali a Palermo per rivendicare spazio e voce. Nessuna delega in bianco al tradizionale mondo dei media

Come dare visibilità e voce a tanta gente che fa sempre più fatica a mettere il piatto in tavola, a vivere con dignità la propria esistenza? Cosa accade nei quartieri più degradati, non solo alle classiche famiglie in difficoltà ma anche alle persone, sempre più numerose, aggredite dalla crisi e da ogni tipo di povertà? Un gruppo di futuri “Redattori sociali” sono convenuti a Palermo da tutta Italia, per tentare di dare una risposta. Convocati dal MOVI e provenienti da diverse esperienze di volontariato diffuse da Udine a Gela, si sono dati appuntamento per capire come il mondo dell’informazione può dare visibilità a quel mondo del sociale di cui condividono gioie e dolori.

Non un corso asettico, dunque, per nuove figure professionali, ma il tentativo, tipico del volontariato, di fare una militante “invasione di campo”, tentando un approccio diverso al mondo dell’informazione, attento com’è più agli aspetti drammatici ed efferati, alle storie al limite della realtà, agli stereotipi, che alle quotidiane sofferenze e difficoltà nelle quali si imbattono una percentuale sempre più alta di popolazione.


“Da questo punto di vista, quello del Redattore sociale è un mestiere molto sfigato: l’informazione sociale non fa audience” ha affermato Nunzio Bruno, in apertura dell’incontro formativo che si sta tenendo presso il CESVOP di Palermo, e che durerà fino a domenica 3 marzo. “è difficile fare informazione alternativa e allo stesso tempo accattivante”, e il mondo del sociale rischia così di restare una realtà riservata agli addetti ai lavori, a chi sta male ed a chi cerca di offrire una relazione di aiuto, sia a partire dal mondo delle istituzioni che dalla società civile.

Convinti fino ai limiti dell’autoreferenzialità, ma non per questo chiusi al confronto, i redattori sociali in erba si sono confrontati con un gruppo di giornalisti siciliani, che non hanno mancato di offrire il loro contributo e la loro esperienza diretta.

Secondo il giornalista Giuseppe Marinaro, dell’Agenzia di stampa AGI il giornalismo sociale non ha una sua specificità: tutte le notizie, anche quelle di natura economico-finanziaria, soprattutto oggi, hanno valore sociale. “Il giornalista è un testimone” ha affermato Marinaro: “ed è importante la sua mediazione tesa a dare una serie di chiavi di lettura, il più possibile complete, non necessariamente delle risposte”. Di avviso contrario Serena Termini, corrispondente dalla Sicilia dell’Agenzia di stampa online Redattore Sociale: “Tento di trattare un problema da tutti i punti di vista, interessandomi anche di “cronaca bianca”: di quelle storie, cioè, che nessuno narra sui giornali. Sono storie di minori abbandonati, di senza fissa dimora, di immigrati sbarcati a Lampedusa”. Il redattore sociale lavora dunque dal basso, facendosi portavoce di chi vive senza diritti. “L’obiettivo è quello di innescare un circuito virtuoso, coinvolgendo con le nostre agenzie di stampa l’intero mondo dei media”. Un giornalismo sociale di frontiera, dunque, in grado di ascoltare e leggere la realtà e le situazioni più scomode, dove nessuno vorrebbe mettere il naso.

Toccante, a tal proposito, l’esperienza di Rino Cascio, giornalista RAI corrispondente dalla Sicilia. Il giornalista ha raccontato dello sbarco avvenuto qualche mese fa da parte di migliaia di immigrati a Lampedusa, e di come le istituzioni hanno atteso invano la miccia della rivolta, dopo aver chiuso in maniera strumentale il Centro di Pronta Accoglienza. Una realtà di degrado assoluto ma anche con tanti germi di solidarietà e di speranza, che si poteva conoscere solo condividendo la vita dell’isola, cercando di capire le ragioni, le reazioni degli abitanti e dei suoi ospiti, cinque volte più numerosi in quella tragica circostanza.

“Il Giornalista sociale è una persona a cui il sangue scorre nelle vene, che si fa coinvolgere ma evitando di farsi travolgere”. Soprattutto evitando di dimenticarsi delle storie, una volta iniziate. Da qui l’esigenza di seguire i fatti e di riallacciarli alla cronaca corrente: un dovere alla quale spesso i giornali e tv colpevolmente si sottraggono.

Palermo, 2 marzo ’13



 

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