“Il valore delle formazioni sociali e dei corpi intermedi nelle politiche economiche e sociali”

Hanno futuro i corpi intermedi? Interessante dibattito al CNEL con Giuseppe De Rita (Presidente Censis), Gian Paolo Gualaccini (V. Presidente CNEL), Delio Napoleone (V. Presidente CNEL f.f.), Mauro Magatti (Università Sacro Cuore di Roma)

Roma, Lunedì 7 novembre, presso la sontuosa Villa Lubin, il Cnel (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro) ha organizzato un seminario intorno al tema del ruolo dei corpi intermedi. Nonostante la pioggia della mattina, e la tromba d’aria della sera prima, che ha messo in ginocchio non solo la capitale, ma anche alcune cittadine laziali, l’incontro ha avuto luogo, tra ritardi, rinvii, disdette dell’ultimo minuto a causa del maltempo.

Il dibattito si è tenuto all’interno della Sala Gialla, una stanza impreziosita da eleganti lampadari di murano, primo novecento, grandi specchi arricchiti da cornici intarsiate in oro, sul cui soffitto troneggia l’affresco del carro trainato dai buoi dalla dea dell’agricoltura Cerere, simbolo emblematico dell’istituzione CNEL - denominato "Il trionfo di Cerere seguita dal corteggio delle nazioni". Infatti, vale la pena ricordare, che Villa Lubin nasceva come sede della Conferenza mondiale dell’agricoltura, fortemente voluta dall’ebreo polacco David Lubin, da cui prende, appunto il nome. Insomma, per chi non c’è mai stato l’effetto è da fiaba, ritrovarsi in una sala che fa sentire di sangue blu chiunque varchi quella porta.

Intorno al grandissimo tavolo, troneggiante al centro della Sala Gialla, siedono importanti esponenti del CNEL: Delio Napoleone (Presidente CNEL f.f. di parte datoriale (Confindustria); Gian Paolo Gualaccini (Vice Presidente CNEL, di parte Terzo Settore – Compagnia delle Opere); Giuseppe De Rita (già Presidente del CNEL e attuale Presidente Censis); Mauro Magatti (professore dell’Università del Sacro Cuore e stretto collaboratore del CNEL). Tra i nominativi dei relatori previsti nell’incontro, si legge anche quello di Luciano Violante (Presidente emerito della Camera dei Deputati), il quale però – come riporta con un filo di simpatia Gualaccini – “non è presente in quanto ha perso l’aereo: piccoli inconvenienti in cui incorrono anche i personaggi più illustri”; pensiero che ha riscosso un sorriso sulle labbra dei presenti.

Circa una quarantina le persone presenti all’incontro, trovando posto, alcune sugli splendidi divani lungo le pareti della Sala, altre intorno all’immenso tavolo, tra invitati, alcuni consiglieri e funzionari del CNEL, giornalisti. Ma dal mondo del volontariato - con stupore – la sola presenza dei rappresentati del Mo.V.I. (Movimento di Volontariato Italiano) invitati all’incontro.

A rompere il ghiaccio, in attesa dell’arrivo di Giuseppe De Rita, il Presidente Napoleone, il quale esordisce con una accesa riflessione sul benessere sociale. Infatti, lo statuto sociale e il benessere non possono produrre solo beni materiali, poiché quest’ultimi impoverirebbero e annullerebbero l’uomo, il benessere, lo stato sociale. Il bene comune non si realizza per il privilegio.

Hanno futuro i corpi intermedi? È questa la prima domanda che si pone il CNEL. “Di certo - afferma Gian Paolo Gualaccini - hanno avuto un passato glorioso. Sono stati la forza trainante del Paese e, a pensarci bene, lo sono tuttora, se si considera la posizione in prima linea adottata - dai corpi intermedi - di fronte alle recenti calamità naturali che hanno investito l’Italia”.

Il Vice Presidente non può fare a meno di citare l’art. 2 della Costituzione:” La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Dunque, i diritti e i doveri che ci legano in quanto parte della stessa collettività nazionale, sono attuabili non solo a livello dei singoli individui, ma anche per mezzo delle libere aggregazioni dei singoli”.

Nell’era della globalizzazione servono ancora i corpi intermedi? Questo è il secondo quesito riservato ai relatori Mauro Magatti e Giuseppe De Rita. Una domanda tanto semplice, quanto più significativa per l’intero panorama precario dei corpi intermedi, che ha catturato l’attenzione dell’intera sala. Infatti, nell’aria, è palpabile l’apprensione di coloro che hanno un futuro incerto e un po’ di rammarico per l’ingloriosa fine che sta investendo i corpi intermedi.

Il primo a rispondere è Magatti, il quale afferma che dal 2008 è iniziata una nuova stagione storica - priva, ancora, di una definizione - in cui si è perso il legame sociale. Si necessita di una risposta tecnocratica: decidere subito e nel modo migliore. “È cambiata la faccia sociale e istituzionale - continua - quindi è probabile che non sia più fondamentale l’esistenza dei corpi intermedi, i quali tra l’altro, ad oggi, hanno malattie profonde che rappresentano un problema radicale, accartocciandosi su sé stessi fino all’autoeliminazione. Una possibilità di riscatto possono essere le nuove tecnologie, che ormai hanno preso il posto ad un certo tipo di dialogo sociale: sono importanti e potenti mezzi per ricreare le infrastrutture dei nuovi corpi intermedi”. Sono parole dure quelle di Magatti, ma necessarie per scuotere gli animi.

Il Presidente del Censis De Rita non è stato da meno. Ha sottolineato a più riprese l’inderogabile importanza delle istituzioni, un aspetto che è stato troppo a lungo trascurato. Chi nega l’istituzione uccide l’istituzione e sè stesso. Come sempre, ascoltare De Rita, si ha subito la sensazione della calma, della pacatezza con cui espone tematiche sociali di grandissima rilevanza, determinate soprattutto dalla personalità di De Rita, capace di catturare l’attenzione anche dei più distratti, e di coinvolgere gli interlocutori in maniera sorprendente. Si cade quasi un stato ipnotico dal quale è difficile ridestarsi.

Lo stesso De Rita, a margine dell’incontro, durante un’intervista, ha ammesso, con una certa amarezza, di non aver difeso fino alla fine l’istituzione in quanto tale nei suoi dieci anni di presidenza al CNEL. Sostiene, infatti, l’importanza per la comunità italiana di essere rappresentata: ciò significa un modo di fare società quotidiana, di intessere relazioni, di individuare le linee.

Il convegno si è concluso nei tempi previsti, anche perchè, subito dopo, il CNEL era atteso alla Camera, in quanto convocato per esprimersi sulla legge del bilancio, come prevede la vigente normativa che regola il suo funzionamento. Quasi un’ironia della sorte, dal momento che il 4 dicembre ci sarà un referendum costituzionale, in cui - tra i vari punti – viene chiesta la soppressione del CNEL…. della serie, “riusciranno i nostri eroi….?”.

Ma una cosa è certa, emersa anche dall’intervento del prof. Magatti, intorno al tavolo e nella sala, oggi: la media dell’età dei presenti era decisamente oltre i 40 anni, per cui le giovani generazioni non sanno, e non sapranno mai, se non sui libri di testo, che cosa sono stati per il paese i corpi intermedi, che pure hanno segnato momenti importanti della vita italiana, dal dopo guerra in poi, troppo presi, e proiettati, in un mondo virtuale fatto prevalentemente di relazioni via web, dirette, senza interlocutori, a cui chiedere di tutto ed ottenere molto, ma che nasconde sicuramente dei lati oscuri, difficili da gestire e di cui non è ancora dato trovare risposte.

 

Roma, 7 novembre 2016




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